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Gessetti n. 04-2021

1 giugno 2021

 

Bentornato su Gessetti, eccoti una sintesi di ciò che troverai in questo numero tutto a tema STEM:

 

  • all’Appello una panoramica sul tema: cosa sono le discipline STEM? Quali questioni attuali pongono?

  • nell’Ora di laboratorio, doppia per l’occasione, troverai una Science Fair virtuale: numerose attività già sperimentate da annotarsi per l’anno prossimo!

  • nell’Intervallo, come sempre, consigli vari: un libro, un film, un profilo Instagram...

  • attraverso le Frasi alla lavagna, infine, sarai trasportato fino allo spazio interstellare!

Nell’augurarvi una buona lettura, ci teniamo a ringraziarvi per le numerose interazioni che ci sostengono e che ci sono di incoraggiamento costante: più che i numeri (che non sono da disdegnare), ci interessano proprio questo scambio e la condivisione con tutti voi.

Le STEM in Italia

Foto di Taylor Wilcox su Unsplash
 
Al giorno d'oggi si sente spesso parlare di STEM in ambito scolastico ma non tutti sanno di cosa si tratti esattamente. Questo termine è un acronimo delle parole inglesi Science, Technology, Engineering and Mathematics e viene utilizzato per indicare tutte le materie che appartengono al campo scientifico e tecnologico.
Il termine STEM si è diffuso a partire dagli anni 2000 in seguito a una conferenza della National Science Foundation e da quel momento in poi è diventato sempre più di uso comune in ambito scolastico. È ormai un dato certo che le discipline STEM siano considerate fondamentali per lo sviluppo della società e quindi utili sul mercato del lavoro: per questo la scuola ha un ruolo centrale nell’indirizzare bambine e bambini verso le discipline scientifiche fin da piccoli. 
Approfondiamo meglio il tema STEM con Beatrice Lenassini, psicologa dell’età infantile, Emiliano Mori, biologo ricercatore del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR IRET - Sesto Fiorentino) e analizzando alcuni dati pubblicati da AlmaLaurea.
I bambini piccoli, giocando nelle loro camerette, sviluppano in modo istintivo alcuni concetti matematici che solo in età più avanzata verranno studiati nel dettaglio. Basti pensare al tipico gioco di raggruppare i giochi in scatole o in borsette secondo un criterio personale che cambia da bimbo a bimbo: inizia a svilupparsi il concetto di insieme e di categorizzazione, utile non solo in ambito matematico, ma anche nel campo del linguaggio. 
Confrontandomi con Beatrice Lenassini, è emerso che le semplici azioni di vita quotidiana possono far avvicinare i bimbi al mondo STEM.  
“Avvicinare i bambini alle STEM non richiede attività complesse o particolarmente elaborate. È importante, però, fare attenzione alle piccole cose che, tendenzialmente, nel quotidiano diamo per scontato. Farsi aiutare dai bambini nelle attività che svolgiamo tutti i giorni può essere utile per sviluppare tutti quelli che sono i prerequisiti in ambito matematico. Cucinare, quindi, diviene un momento ludico, ma anche di apprendimento e terreno fertile per una futura mente matematica. Un adulto che chiede ad un bambino “passami due uova” o “mettiamo tre cucchiai di farina nella ciotola: uno, due e tre” sta aiutando il bambino ad abbinare una quantità ad un numero. Così come, fare uno spiedino di macedonia in cui si alternano diversi tipi di frutta permette al bambino di sperimentare una sequenza ordinata.
Altro prerequisito importante è quello della classificazione, che si può banalmente allenare chiedendo ai bambini di suddividere il bucato in bianchi e colorati.
E perché non aiutare i bambini a comprendere le varie dimensioni passando dal concetto astratto a quello concreto? Sarà bello ed istruttivo, per esempio, pesarsi tutti insieme, pesare il cane e, perché no, ordinare dal salumiere l’affettato.
Abituare il bambino al linguaggio spaziale, matematico e geometrico passa anche attraverso al lessico quotidiano (“mi passi il libro che è sopra al comodino?”).
Provate a chiedere ai vostri bambini di dirvi la strada per andare da qualche parte, ad esempio “che ne dici se oggi diventi il mio navigatore? Portami a scuola, io seguirò le tue indicazioni”. È un esercizio divertente che aiuterà i vostri bimbi a sentirsi più competenti e, al contempo, allenerà le loro abilità spaziali.”

Parlare di STEM significa anche metodo scientifico e quindi esperimenti, prove e successivi tentativi, per portare dati a favore di una ipotesi iniziale, learning by doing. Ho raccolto la testimonianza di Emiliano Mori.
“La conoscenza si può suddividere in tre fasi: il sapere, il fare e il saper fare. Per quest’ultimo, il saper fare, la storia ci ha insegnato che, a fianco di lunghi studi, il progresso è stato spesso portato da una serie di tentativi e di errori. Sin da bambini, si impara a camminare provandoci, passo dopo passo, senza avere dietro qualcuno che ci spiega come funziona l’apparato locomotore. E così succede per molti processi cognitivi, dalle scuole primarie (provate a pensare a spiegare il calcolo mentale rapido, ognuno ha il suo metodo, no?) fino all’università.
Per esempio, questo approccio è particolarmente indicato per comprendere concetti chiave delle scienze. I concetti di peso specifico e di densità, così come le varie tecniche applicate nel mondo della biologia molecolare, sono concetti molto difficili da comprendere studiandoli sul libro. Risulta molto più efficace portare la classe in laboratorio per comprendere il concetto di peso specifico, e quindi far pesare un cristallo e far calcolare il volume immergendolo in acqua in un cilindro graduato. L’esperienza rimane impressa nella memoria molto più del testo del libro.”


Proviamo adesso a guardare un altro aspetto del mondo STEM. Domandiamoci: giocare a calcio è da maschi? Essere bravi in storia è da femmine? I bias cognitivi di genere portano a discriminazioni inconsapevoli con il risultato che le donne vengono penalizzate sia nel mondo accademico STEM sia in quello lavorativo, come dimostrano i dati qui riportati. Lo studio di AlmaLaurea ci spiega che, nonostante ci siano più donne iscritte all’università che uomini (il 58,7% degli iscritti complessivamente nell’anno accademico 2018 - 2019), queste scelgono soprattutto corsi di studio letterari e umanistici. Solo il 18% delle ragazze sceglie corsi STEM. Anche se si pensa spesso il contrario, il trend italiano è in linea con la media europea e mondiale. In aggiunta, anche se le ragazze iscritte a corsi STEM si laureano in media con voti più alti (103,7 contro il 101,9 degli uomini) e in corso, non ottengono comunque gli stessi risultati nel mondo del lavoro. Su questo tema, il report dell’Osservatorio Talents Venture e da Assolombarda redatto nel 2020 parla chiaro. Il tasso di occupazione ad un anno dalla laurea degli uomini laureati STEM è più elevato di quello femminile – il 91,8% contro l’89%. Questo divario risulta più accentuato dopo cinque anni dal conseguimento del titolo.

I bias sono costruiti a partire da percezioni errate o da pregiudizi e diventano la lente attraverso la quale leggiamo la realtà o decidiamo i nostri comportamenti. Le ricerche più recenti confermano l’esistenza di bias cognitivi di genere già nella prima infanzia. I genitori prima e la scuola poi hanno un ruolo fondamentale nel creare – o evitare – l’elaborazione di questi stereotipi. Le mamme e i papà, per esempio e pur senza volerlo, hanno atteggiamenti diversi verso figli e figlie. 
Tutto ciò nonostante sia ormai appurato che, se l’occupazione femminile si allineasse a quella maschile, il Pil del nostro Paese potrebbe crescere del 12%. Ed  è ormai provata la correlazione tra un maggior grado di equità di genere e una maggior capacità innovativa e competitiva del Paese.

Cosa fare quindi?
Genitori e docenti contiamo su di voi!

Riccardo Cabrini
@cabriniprofdimate

Simmetria e robotica per grandi e piccini

Foto di Erika Maj

La simmetria è senz'altro un argomento molto intrigante e motivante a qualunque età. Fin dall’infanzia i piccoli riescono ad imitare gesti come se fossero allo specchio, osservano immagini riflesse e realizzano immagini speculari piegando il foglio a metà o disegnando con entrambe le mani.
Vi proponiamo un percorso laboratoriale per affrontare in modo rigoroso ma giocoso l'argomento della simmetria usando specchi, immagini, oggetti e robottini.
Le attività presentate possono essere proposte in qualsiasi classe della primaria e della secondaria di primo grado adattando i contenuti e i concetti. L'importante è partire sempre dal concreto, dall'esperienza e da ciò che bambini e ragazzi possono sperimentare.
Nei primi anni della scuola primaria si può usare come pretesto una storia, un racconto, o un personaggio. Vi proponiamo la storia "Il ritorno di Elmer" in cui l'elefante variopinto si specchia nel laghetto e si vede riflesso con i colori che vanno sotto sopra, ma vi sono molti personaggi efficaci, magari anche il protagonista del loro libro di testo, oppure Puffo Vanitoso che dal suo specchio osserva la realtà.
Da qui può partire una caccia al tesoro con gli specchi per scoprire cosa nella realtà rimane uguale a se stesso specchiandosi o cosa invece cambia: cambiano i versi, le direzioni, il sopra sotto, il destra e sinistra ma non cambiano gli oggetti, le forme e le dimensioni.
Si possono osservare anche numeri e lettere per scoprire quali rimangono uguali a se stesse allo specchio e quali possono essere usate in modo furbo per creare parole o messaggi che si possano leggere anche riflessi.
Poi gli stessi oggetti già indagati in classe possono essere osservati mettendoci sopra uno specchio per scoprire che la simmetria non è solo al di fuori ma può essere anche all'interno delle matite, delle facce, delle foglie, dei fiori e di moltissimi oggetti di uso comune.
Una volta familiarizzato con la simmetria ci si può divertire a programmare i robottini per tracciare percorsi simmetrici su grandi fogli (alcuni sono adatti ad accogliere un pennarello come i semplici BeeBot, Mind o altri)
Possiamo anche proporre di tracciare semplici percorsi con i pennarelli colorati e, piegando a metà il foglio, realizzare il simmetrico; i piccoli Ozobot potranno percorrerli contemporaneamente offrendoci uno spettacolo di luci in movimento.
Queste attività sono sempre inclusive: accanto ai bambini che progettano percorsi complessi trovano il proprio ruolo anche gli osservatori, i disegnatori, i controllori e i suggeritori.

 

Alla secondaria di I grado si può proporre una sfida in piccoli gruppi: tracciamo sul pavimento un percorso ed un asse di simmetria e chiediamo di programmare due robot in modo che uno esegua il tracciato e l’altro il percorso simmetrico. Non è necessario averne molti, i gruppi possono testare i propri programmi a turno e due robottini possono bastare per un’intera classe. Nella nostra scuola abbiamo a disposizione diversi modelli di Lego, ma abbiamo avuto esperienze anche con altri marchi e l’attività si adatta a qualsiasi robot programmabile in grado di muoversi. 
Per complicare un po’ la situazione si possono poi proporre percorsi più articolati inserendo simboli in corrispondenza dei quali il robot deve eseguire un’azione come accendere una luce o riprodurre un suono.
Possiamo lavorare anche sulla simmetria centrale o sulla composizione di più simmetrie ripescando i piccoli Ozobot: i loro codici colore vengono interpretati diversamente se percorsi al contrario, questo aggiunge qualche grado di complessità ad un lavoro in apparenza semplice.
Infine, si può puntare in alto (letteralmente) con la simmetria nello spazio tridimensionale con l’aiuto di piccoli droni programmabili, il divertimento è assicurato!

Marta Benini @maestramarta_new
Erika Maj @prof.erikamaj

Science fair alla primaria

Foto di Em M. su Unsplash

Nel 1942 il biologo W. E. Ritter e l’editore E. W. Scripps lanciano per la prima volta l’iniziativa The Science Talent Search per gli studenti delle scuole superiori. Da quell’anno nelle scuole americane si organizzano annualmente “fiere” dedicate allo studio delle scienze. Non si tratta di  semplici mostre, ma sono veri e propri momenti di incontro e di condivisione dei progetti e degli esperimenti svolti. 
Come in una Science Fair statunitense, eccovi qui alcune esperienze didattiche a carattere scientifico già provate sul campo, alla scuola primaria.

Partiamo da Arianna Veronese, @maestra_anna_veronese su Instagram, che si è inventata la rubrica “Noi come Greta Thunberg”, per sensibilizzare i bambini e i genitori al rispetto dell’ambiente toccando tematiche attuali come il surriscaldamento terrestre, i cambiamenti climatici, l’inquinamento da plastica in mare, i prodotti eco compatibili. Le attività proposte sono di natura ludica, sensoriale e manipolativa per i più piccolini; riflessiva per i più grandi. Ad esempio, già dalla più tenera età si può riflettere sullo scioglimento dei ghiacciai attraverso la riproduzione dell’habitat dell’orso polare. Ghiacciando preventivamente gli orsetti, riempiendo una terrina di acqua calda, manipolando il ghiaccio e osservando il galleggiare degli orsetti nell’acqua calda.

Chiara Ghezzi (su Instagram @cup_of_teach_), invece, ha sperimentato con i suoi alunni di classe terza la macchina a propulsione con un semplice palloncino. “Abbiamo assemblato la macchina in DAD - ci racconta -  e per questo motivo abbiamo utilizzato materiali semplici e facilmente reperibili. Poi, una volta rientrati a scuola, abbiamo continuato a lavorare sul modellino. Grazie a questa attività abbiamo riflettuto, innanzitutto, sulle caratteristiche dell'aria (è trasparente, occupa tutto lo spazio a disposizione, ha un peso); abbiamo inoltre capito come si spostava la macchina, grazie alla spinta dell'aria che fuoriusciva dal palloncino! Ho introdotto così  il termine "propulsione" e bambini hanno da sin da subito capito che la velocità della macchina dipendeva da come l'aria fuoriusciva: così hanno provato a modificare le varie parti del modellino per vedere cosa cambiava: ad esempio, allentare o stringere l'elastico che teneva il palloncino legato alla cannuccia oppure usare cannucce più spesse invece di quelle sottili.  

@vitadiscuola, il cui nome reale è Sonia Gabrielli, ha proposto un’attività sul metro quadrato: “dall'osservazione di un dm quadrato ci siamo posti il primo quesito: perché il decimetro quadrato? Abbiamo scoperto che, essendo un quadrato, il numero di quadrati più piccoli al suo interno sono sempre dieci, sia per la riga che per la colonna. Attraverso lo schieramento 10x10 abbiamo individuato i sottomultipli. Da qui altri interrogativi: quanti decimetri avremo bisogno per costruire il nostro metro quadrato? Il numero dei bambini sarà sufficiente a costruirlo se ognuno prepara un decimetro? Quanti decimetri deve preparare ogni bambino? Dovremo approssimare per difetto o per eccesso sul calcolo del numero di decimetri occorrenti?”. A questo link trovate tutta l’attività.

Beatrice Giordano (o @conlatestafralestorie) ha realizzato la sua esperienza didattica in una pluriclasse composta da alunni di prima, seconda e quarta, sulla base di un percorso guidato, tratto dal libro "I viaggi di Giac" di Elve Fortis de Hieronymis. “Durante la lettura del capitolo intitolato Giac a Lineapoli - ci dice - abbiamo incontrato diverse tipologie di linee che poi abbiamo provato a rappresentare con i gessi sul pavimento, sperimentando graficamente quanto letto. In un’impostazione trasversale, abbiamo utilizzato anche un approccio artistico: abbiamo infatti lavorato passando dal segno al disegno. Ogni bambino ha tracciato una linea e trasformato quest'ultima in un disegno. Quindi un approccio grafico e interdisciplinare sulla linea.”

Si può avvicinare i bambini alla scienza anche inventandosi una corrispondenza con Pitagora! L’ha proposta @maestrafende, Federica Scarlata: “la Posta di Pitagora si inserisce in un’idea di scuola innovativa ma con un occhio alle buone pratiche didattiche del passato. Al centro del progetto c’è la corrispondenza interscolastica, tecnica utilizzata dai maestri innovatori degli anni Settanta. Pitagora dopo essere diventato amico dei bambini attraverso il libro “L’isola delle Tabelline” è diventato anche guida di un percorso didattico. I bambini ricevono in posta sfide e indovinelli matematici e ne creano di nuovi da imbucare nella cassetta postale dell’altra classe.”

Insomma, idee innovative e originali, ma con un unico grande obiettivo: passare dal mero studiare a fare scienze in classe.

Tiziana Palmieri
@perdin.dirigente

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Profilo Instagram
@dr.cinghetti


@dr.Cinghetti è dottore in biotecnologie e professore di scienze di scuola superiore. Durante la pandemia ci ha tenuto compagnia raccontandoci cosa è stato il lockdown a Codogno. Oltre che creare contenuti scientifici su Instagram, Roberto Cinghetti ha un canale YouTube dedicato a video lezioni di chimica e biologia per studenti. Inoltre, insieme ad altri divulgatori ha fondato il canale twitch “Yeah_Science_twitch” con il quale realizza delle dirette settimanali.
Le mie live preferite? Quelle dal microscopio! Quanta vita si può osservare in un minuscolo spazio vitale? Eheh, vi invito a chiederlo a Roberto!

Emanuela Chiodo
@lascienzatraibanchi

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Un libro
Senza confini 
di Francesca Buoniconti

“Senza confini - le straordinarie storie degli animali migratori”, 2019, Codice Edizioni, racconta degli incredibili viaggi compiuti dagli animali. 
I primi capitoli sono dedicati ai migratori del cielo: gli uccelli, la libellula freccia errante e i Chirotteri. Passando poi per il mare, con le tartarughe marine, i cetacei misticeti (“..i giganti del mondo che hanno le pinne e che sanno cantare..”), le sardine, i tonni, le mante, gli squali balena e le anguille. Concludendo con la “lunga marcia” , quella dei pinguini, degli ungulati africani e di quelli delle fredde steppe dell’emisfero boreale; dei movimenti migratori degli anfibi e dei meravigliosi granchi rossi, endemici dell’Isola di Natale.
“Senza confini“ è una lettura scorrevole, semplice, appassionante e che va dritta al sodo! 
Grazie al racconto dell’ecologia di queste specie, l’autrice solleva le forti minacce e pressioni che incombono sulla biodiversità oggi: il cambiamento climatico, l’introduzione di specie alloctone e il degrado dell’habitat da
parte delle attività antropiche. 
Il messaggio è chiaro e dopo la sua lettura aumenta la consapevolezza di ciò che sta accadendo oggi alla Terra.

Emanuela Chiodo
@lascienzatraibanchi

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Un canale YouTube
SE Bimbi


SE Bimbi è un canale YouTube creato e gestito da Successione Ecologica APS, un’associazione che promuove lo scambio culturale e scientifico tra i giovani che operano nel campo della biologia ambientale, dell’ecologia e delle scienze naturali intese in senso ampio. SE Bimbi è lo spazio che l’associazione dedica alla divulgazione per i più piccoli, con video scientifico-divulgativi per i bimbi della primaria e per i ragazzi delle scuola secondaria di primo grado. Bimbi, ragazzi e famiglie possono trovare una serie di video dedicati alle tracce degli animali e come riconoscerle, consigli di lettura, video dedicati al mondo marino e tanti altri interessanti spunti. Tutti i video sono realizzati da professionisti del settore dell’ecologia e della ricerca e sottoposti a peer-review. Il canale è in continua espansione con nuovi video ogni mese. 

Emanuela Chiodo
@lascienzatraibanchi

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Un film
Cielo d'ottobre


Cielo d’ottobre (USA, 1999) è un film di evidente potenza educativa. Ambientato in una piccola località mineraria degli Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta, narra l’emergere di una passione ‘scomoda’ in un giovane ragazzo, il cui destino pare già scritto con i caratteri fuligginosi del lavoro di minatore nella locale miniera di carbone. Lo stesso destino che era stato del padre e del nonno. Eppure, nei giorni del transito del primo satellite artificiale nei cieli terrestri (i ‘giorni dello Sputnik’, lanciato il 4 ottobre 1957, appunto), Homer scopre di desiderare le stelle e non le profondità della terra. Scopre di voler imparare la matematica per poter diventare come il grande von Braun, progettista di razzi. Come accade per ogni scoperta che lascia il segno, quella di Homer coinvolge altre persone, tre coetanei che condivideranno la sua avventura, trascinati dalla sua visione.
Come se non bastasse, Cielo d’ottobre è tratto da una storia vera. E Homer Hickam diverrà poi, nella realtà che a volte sorpassa la finzione, ingegnere alla Nasa.
Elenchiamo gli ingredienti per non rinunciare ad inserire questo film nella didattica di Scienze della scuola secondaria di primo grado: a) un’immagine ‘poetica’ della matematica, della fisica, delle equazioni; della scienza come attività di scoperta e di meraviglia, sopra ogni cosa; b) le caratteristiche di un’amicizia vera tra adolescenti, quella comunanza al Destino che è tutto fuorché sudditanza di alcuni o tracotanza di altri; c) il valore della fatica e dell’impegno nel perseguire il proprio ideale; d) il valore educativo della figura di un padre, burbero e severo come ormai raramente se ne incontrano; non il ‘cattivo’ che si oppone per partito preso al desiderio del figlio, ma il vero genitore, colui che pone dei limiti affinché il figlio verifichi fino in fondo chi vuole essere e diventare.
La mia esperienza mi dimostra che, anche a distanza di anni, quegli ex-ragazzini di undici anni ricorderanno con affetto il film che avranno visto nelle mie ore di scienze. Quasi tutti, all’apparire dei titoli di coda, avevano deciso di seguire le orme di von Braun e più d’uno mi aveva persino proposto di avviare un laboratorio di missilistica nei sotterranei della scuola!

Simona Butò
@epea.pteroenta

Foto di Eduardo Castaneda - Immagine di pubblico dominio


“Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita.”

La citazione è tratta dal libro The pale blue dot, dell’astronomo e autore di fantascienza Carl Sagan. Un richiamo forte, ma umile ed appassionato, alla necessità di recuperare uno sguardo condiviso e consapevole su ciò che ci fa uomini: una variabile mescolanza di fascinazione ammirata per ciò che non è ancora noto e di riconoscenza nei confronti della nostra storia. All’origine dei pensieri che vennero poi tradotti in quelle epiche parole furono due momenti, puntuali e poco distanti tra loro. 
Il primo si localizza il 14 febbraio 1990: nell’ufficio di Richard Truly, responsabile della missione Voyager 1 (ormai in viaggio interplanetario da quasi tredici anni), si trova in visita Carl Sagan. Al famoso divulgatore era stato chiesto, infatti, nella fase di progettazione delle missioni Voyager, di selezionare i contenuti che avrebbero dovuto poi essere ‘impressi’ nel celebre golden record, depositario di tutta la storia e dell’informazione ascrivibile al genere umano. Quel giorno di febbraio, Sagan propone a Truly un’azione folle: un cambio di programma, un’eresia ingegneristica: inviare alla sonda l’ordine di ‘invertire’ temporaneamente i motori per voltarsi e riprendere, per l’ultima volta, la zona di cosmo dalla quale essa proveniva. Dalla Terra, quindi. Truly asseconda la richiesta del collega e il Voyager si volta, ignaro di cosa stesse riprendendo, e scatta alcune fotografie.
Il secondo momento accade qualche ora dopo, nello studio di Candice Hansen, al Jet Propulsion Lab. È pomeriggio, le tendine sono tutte abbassate; Candice si massaggia le tempie, esausta dopo una giornata trascorsa a visionare l’infinito database di immagini provenienti dalla sonda. Un dettaglio all’interno di una delle immagini cattura il suo sguardo stanco. Eccolo! Un puntino minuscolo. Solo due o tre pixel di larghezza. Non sembra un rumore di fondo e nemmeno un artefatto. 
(Edizione speciale di Frasi alla Lavagna, oggi! Eccone una seconda, collegata alla prima) Racconterà infatti vent’anni dopo Candice, ricordando quel pomeriggio: “Era il nostro pianeta. Visto dalla sonda Voyager 1, che a quel tempo si trovava 4 miliardi di miglia lontana da noi. A causa di un imprevisto riflesso della navicella, quel minuscolo punto sembrava illuminato da uno splendente raggio di luce. Ho ancora i brividi, adesso, perché mi resi conto che quello era il nostro pianeta, avvolto da quel raggio di luce. E sembrava semplicemente, incredibilmente, speciale”

Questo è il nostro luogo: un’infima roccia nell’Universo sconfinato, un nonnulla che potrebbe sfuggire all’attenzione. Un punto blu pallido.
Ma per noi, ricordiamolo sempre...è tutto.

Simona Butò
@epea.pteroenta

Abbiamo pensato al nome Gessetti perchè ci è sembrato l'oggetto più adatto a rappresentare i molteplici colori che compongono la realtà della scuola. La scuola che ci piace è infatti variopinta come la vita. Anzi, a scuola c'è vita: ci sono soffitti di domande, risate e anche sogni. Ci sono pareti tappezzate di confronto, incontri e, a volte, delusioni. Ci sono lavagne di cose nuove da imparare e di abitudini da reinventare.
Ci accomuna l'amore per la scuola come luogo di scoperta e di apprendimento, di crescita e di civiltà per tutti.
Puoi aiutarci contribuendo con le tue riflessioni, le tue esperienze didattiche, o segnalandoci link e cose interessanti e multicolori (puoi mandarci tutto qui o tramite canali social) oppure facendo conoscere Gessetti ai tuoi colleghi per ampliare il confronto e la condivisione.

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