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Gessetti n. 05-2021

1 luglio 2021

Bentornato su Gessetti, eccoti una sintesi di ciò che troverai in questo numero estivo, un po’ diverso dal solito:

  • all’Appello un invito a spingere bambini/e e ragazzi/e a uscire dal nascondiglio in cui la pandemia li ha relegati;

  • nell’Ora di laboratorio, doppia anche questo mese, troverai un’esperienza interdisciplinare tra matematica e musica e una riflessione sulla centralità di una disciplina spesso bistrattata, la geografia;

  • al posto dell’Intervallo troverai dei Compiti per le vacanze, consigli su come impiegare il tempo libero dell’estate (serie TV, newsletter, libri, audiolibri e podcast);

  • attraverso le Frasi alla lavagna leggerai un elogio della passeggiata e del camminare lento.

Nell’augurarti una buona lettura, ci teniamo a dirti che sono ben accetti i tuoi personali suggerimenti di lettura, ascolto o visione: potremmo farne un’altra raccolta di compiti per le vacanze da inserire nel prossimo numero! Scrivici a info@gessettinews.it o contattaci sui canali social.

Il tempo del fuori

Foto di Tiziana Palmieri

Avete sentito parlare di shinrin-yoku? Letteralmente “bagno nella foresta”, semplificando è una qualsiasi permanenza in un ambiente naturale con alberi, prati, piante, considerata a tutti gli effetti terapeutica dalla medicina alternativa giapponese.
Nei mesi appena trascorsi noi e i nostri ragazzi abbiamo di fatto rinunciato ad almeno due dei tre pilastri su cui si basa la salute: corpo e relazioni. Il terzo pilastro, quello della psiche, ha dovuto supplire alla mancanza degli altri due ed è stato pertanto sottoposto a un surplus di stress, come mai prima. Ecco, il tempo estivo è quello in cui riattivare il corpo e le relazioni.
Ce lo ha ricordato Alberto Pellai, psicoterapeuta, a conclusione di un ciclo di incontri promossi da DeA Scuola, nel webinar E adesso? Cosa ci aspetta dopo la tempesta
Il tempo estivo è quello del fuori e dello stare con gli altri.
Qual è il nostro compito di fronte a figli e alunni? Spingerli al bagno nella foresta, a lasciare il nascondiglio e il letargo in cui giocoforza si sono ritirati da più di un anno a questa parte e dare loro mandato per uscire e stare con i coetanei. Per definire questo ritirarsi ci soccorre anche qui il giapponese: il ritiro sociale volontario è conosciuto come “fenomeno hikikomori”.  Il significato della parola hikikomori, che deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru (ritirarsi), è infatti “stare in disparte, isolarsi”.

Circolano in rete innumerevoli idee di compiti e attività che favoriscano l’uscita e il contatto con il naturale, il reale, l’ambiente. Perché si può partire veramente da piccoli gesti. Noi di Gessetti ne abbiamo raccolti alcuni che possono essere di ispirazione:
1. Diventare esploratori della natura
Con pochi semplici attrezzi (un quaderno, una penna, nastro adesivo o colla, lo smartphone per scattare fotografie e fare ricerche) lanciamo i nostri figli e alunni nell’esplorazione, nell’osservazione, nella raccolta di reperti naturali e nella loro schedatura. I ragazzi possono cercare tracce, nidi, fiori, foglie, piume, piccoli animali, lavorando in coppie o a piccoli gruppi. Un’idea potrebbe essere iscriversi al sito di Geocaching per trovare i geocache, contenitori da scovare con l'aiuto del GPS dello smartphone, come in una caccia al tesoro.
2. Diventare assistenti dell'ambiente
Ci sono diversi modi per rendersi utili e aiutare la natura. Come suggerito dal Club dei cerca-cose: piantare fiori amici delle api (rosmarino, calendula, lupinella, facelia, borragine, timo, grano saraceno, girasoli, malva, coriandolo); lanciare bombe di semi (fatte di semi di fiori selvatici e di varietà autoctone, polvere di argilla, compost senza torba, acqua); organizzare una raccolta di rifiuti in un luogo che si visita spesso: il parco, i marciapiedi del quartiere, un terreno, armati di guanti e sacchetti differenziati per la spazzatura.
3. Creare un quaderno dell'estate
Curare un diario multitasking ricco di cose che si trovano nelle proprie piccole avventure, di racconti, di frasi sentite qua e là, biglietti di ingresso a parchi o cinema, scontrini della pizzeria, disegni, pensieri in libertà.
4. Creare arte con la natura
Sulla falsariga della Land Art, creare mandala o installazioni naturali, fatte con elementi raccolti in loco: spirali di foglie, sassolini, rametti, fiori (possibilmente già recisi), ciottoli, cortecce… per poi immortalare le creazioni con una foto (la transitorietà, infatti, è una delle caratteristiche della Land Art).

Sono tutte proposte multisensoriali, che mettono in gioco il corpo e il movimento, l’uscire fuori e il portare avanti un compito insieme agli altri, che costringono ad abbandonare la comfort-zone della propria stanzetta e a cogliere la sfida delle cose.

Tiziana Palmieri
@perdin.dirigente

Sulla centralità della geografia

Foto di  USGS on Unsplash

Qual è il nostro posto nel mondo? Se c’è una disciplina in grado di fornire gli strumenti essenziali per rispondere a una questa cruciale domanda, questa è la geografia.
Eppure, per la maggior parte di noi, docenti adulti e soprattutto studenti, non è altro che la Cenerentola delle discipline, l’ultima ruota del carro, inutile quanto astratta e dimenticata: un puro e mnemonico susseguirsi di dati irrelati e privi di senso.
A ben guardare però, il punto non è saper memorizzare informazioni sulla popolazione o sullo spazio, sui fiumi, i monti o le isole, saper riconoscere sulla carte le linee isoipse, quanto il saper utilizzare queste informazioni per comprendere la condizione di partenza di ogni comunità all’interno dello spazio e del tempo, saperne saggiare gli spazi di libertà e di movimento.

Non che questa realtà sia ignota a tutti, testi sul tema si moltiplicano all’interno di mercati editoriali più edotti e consapevoli del ruolo delle proprie comunità all’interno dello scacchiere internazionale. Opere quali Prisoners of Geography o A History of the World in 12 Maps ma anche tutte le pubblicazioni, di origine francese, tradotte in italiano dalla casa editrice LEG (Libreria Editrice Goriziana), come anche lo straordinario Atlante Geopolitico dell’Acqua, dei nostri Bompan Fragapane e Iannelli ci insegnano proprio questo, e vengono in nostro soccorso per fornire risposte chiave al perché la Cina tiene stretto a sé il Tibet, qual è il peso e l’importanza strategica del nostro sud, qual è la relazione tra il nostro Paese, gli Stati Uniti e la Russia. Solo la geografia può educarci a dare risposte, che solo il futuro potrà dirci quanto azzeccate.

Come mai nessuno riconoscere la centralità di questa disciplina per comprendere il nostro presente? Perché la nostra scuola ha abdicato al principio di una pedagogia nazionale, che abbia l’obiettivo di costruire risposte alle domande, di cui sopra: chi siamo? che cosa vogliamo? qual è il nostro posto nel mondo? e questo da quando, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, la nostra identità è andata lacerandosi, spingendo la nostra classe politica e confondere i propri obiettivi pedagogici con quelli di un’Europa in via di costruzione, inserita in un sistema a trazione anglo-americana, dalla quale ha preferito mutuare narrazione e metodi, strategie e obiettivi, suggerendo, per esempio, che concetti quali quello di nazione debbano progressivamente essere sostituiti dalla centralità di istituti internazionali, dai mercati finanziari alle organizzazioni che siamo abituati a pensare come apolitici, dall’ONU all’OECD, e da cui tendiamo a credere dipenda la nostra vita, entità a identità variabile, in un concetto falsamente inclusivo del multiculturalismo - senza togliere che per insegnare geografia non è necessario avere una laurea (in geografia), ma è sufficiente una manciata di crediti universitari.

Ma le realtà nazionali, con le loro peculiarità e idiosincrasie, sono ben lontane dall’essere scomparse, e se vogliamo comprendere davvero il momento che stiamo vivendo, dobbiamo tornare a dialogare con loro, a riscoprirne le origini, e in breve: dobbiamo tornare a studiare la geografia. Senza di lei, nulla di tutto questo è possibile.

Giuseppe Argentieri

TaTittiTaPausa…
a quale frazione corrisponde?

Foto di Emanuela Chiodo
 
Una delle mie prime di quest’anno fa parte della sezione musicale, perciò avevo piacere di salutarli con un’attività che unisse la matematica e… la musica!
Ed è così che è nata l'attività "Matematica in musica".
Siamo partiti dal concetto di addizione, sottrazione e permutazione, utilizzando dei moduli composti ciascuno da “ta” “titti” e “pausa”. Li abbiamo suonati sui banchi con penne e mani (come fossero due strumenti diversi) e poi ci siamo posti il quesito: quante combinazioni si possono creare con questi moduli? Abbiamo ripetuto l’attività aggiungendo e scambiando (permutando) i diversi moduli tra loro.
Siamo poi passati alla definizione di tempo: i miei giovani musicisti di prima sanno benissimo quanto sia importante “tenere il tempo” in musica… ma quanto è diversa per ognuno di noi la concezione di tempo? Senza una scansione, senza le lancette dell’orologio o… delle mani del direttore d’orchestra, saremmo in grado di andare tutti allo stesso tempo? Fate questo esperimento a coppie o a piccoli gruppi: chiudete gli occhi e contate fino a 60… In quanti spaccheranno il minuto? 
Dal tempo siamo passati alla sequenza musicale, alle battute e alle frazioni!
Abbiamo “tradotto” una sequenza di battute sotto forma di espressione con frazioni (le stanghette della battuta sono diventate le parentesi dell'espressione) e abbiamo visto che sommando i vari elementi insieme, ciascuna di esse forma 4/4 (un intero, ovvero una semibreve!). Abbiamo poi provato a scrivere in modi diversi una battuta di 4/4, utilizzando le diverse figure musicali.
Poi è stato dato agli alunni un piccolo compito: scrivere un breve brano musicale di una stessa durata. Di questi, ne abbiamo riportati alcuni alla lavagna e li abbiamo suonati sia singolarmente che simultaneamente. Ma non è finita qui! Dall’aritmetica alle simmetrie, il passaggio è stato facile, perché abbiamo riscritto la stessa sequenza musicale al contrario, in maniera, appunto… simmetrica!
Infine, dividendo la classe in due gruppi differenti, abbiamo suonato le due sequenze simmetriche insieme!

Ma non è meraviglioso?
 
Emanuela Chiodo @lascienzatraibanchi
Matteo Cotti
L’estate è la stagione del tempo libero: le ferie, le vacanze, l’allentarsi di impegni sociali (anche nella nuova forma online presa durante il periodo pandemico) ci restituiscono del tempo da impiegare per il relax e per ciò che più ci aggrada. Ci piacerebbe dare qualche suggerimento per riempirlo, qualche consiglio sotto forma di “compiti per le vacanze”.

Se vi piacciono le serie TV:
  1. Atypical (Netflix). La normalità è sopravvalutata”: la storia di un ragazzo autistico alla conquista di sempre nuove autonomie. Tra pinguini e spedizioni polari. Storie di famiglia, amicizia, primi amori, scuola. Divertente e commovente insieme.
  2. Ethos (Netflix). Serie turca incentrata su Meryem, giovane ragazza della periferia di Istanbul, la incontriamo dalle prime scene, coperta dall’hijab, e la vediamo arrivare fino allo studio della psicologa Peri, che l’ascolta impassibile. Scopriamo subito dopo, però, che Peri rimane sconvolta dall’incontro con Meryem perché sopraffatta da pregiudizi di superiorità su di lei. A questo nucleo si intrecciano altri personaggi, che in otto puntate ci offrono un interessante spaccato della Turchia di oggi.
Se preferite leggere mail:
  1. Altre storie, la newsletter di Mario Calabresi. “Interviste e racconti con le persone al centro. Per coltivare la memoria e immaginare il futuro.” Nata a febbraio 2020, è uno spazio in cui settimanalmente Calabresi scrive di storie che rappresentano, comunicano, significano, insegnano. Storie semi‑sconosciute. Ma necessarie.
  2. Il colore verde di Nicolas Lozito. Il giornalista friulano ogni sabato ci parla della crisi climatica, in un modo che non lascia spazio allo scoraggiamento: leggerete di idee, analisi, storie, qualche cattiva notizia ma anche tante buone notizie e soprattutto idee da mettere in pratica per occuparsi attivamente di ambiente, vivere sostenibile e biodiversità.

Entrambe gratuite.

E da ascoltare?

  1. Di Emons Audiolibri (si può ascoltare sulle principali piattaforme di audiolibri): L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso (legge  Paolo Giordano). Se le piante potessero parlare forse la prima cosa che ci direbbero è: «Vegetale a chi? Noi non vegetiamo, siamo dotate di tutte le facoltà sensibili e, udite, udite, non siamo immobili, solo che voi non ve ne accorgete». Attraverso il racconto di storie straordinarie, uno scienziato di fama internazionale ci accompagna nel viaggio impercettibile, intelligente che le piante compiono per conquistare il mondo. Sì, perché esse sono la maggior parte di tutto ciò che è vivo sulla Terra e, al contrario di quanto si possa pensare, si spostano e si muovono. Per procurarsi nutrimento, per difendersi, per riprodursi. Esiste anche la versione da leggere, in brossura e in epub.
  2. Il podcast di Radio Francigena. Derivante dall’esperienza della radio, che da maggio trasmette solo come podcast, dà voce alle realtà culturali, associative, storico-turistiche focalizzate sul patrimonio culturale. Slow food, cammino lento, cultura, creatività, prodotti a chilometro zero, riscoperta della parola, della fantasia e dei valori fondamentali della vita. Letture, segnalazioni di libri, racconti e chiacchierate in libertà con gli autori, con i migliori attori ma anche con i viandanti per riscoprire il valore della parola e dell’ascolto, per camminare verso una integrazione sociale rispettosa delle culture dei vari popoli. Si parla di arte, pittura, scultura, teatro, cinema, poesia, d’immaginazione e di conoscenza per una valorizzazione del patrimonio storico: il podcast è una raccolta aggiornata di ogni espressione artistica esistente lungo gli itinerari culturali di tutto il mondo.

Ma se volessimo semplicemente tenere fra le mani un vero libro di carta?

  1. Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950. Con il taccuino segreto. BUR Rizzoli. Se Il mestiere di vivere raccoglie istante per istante i pensieri di Cesare Pavese dal 1935 al 1950 a pochi giorni dalla morte, Il taccuino, una ventina di fogli redatti tra il 1942 e il 1943, è stato a lungo archiviato come testimonianza di un momento di debolezza per le annotazioni politiche che hanno acceso il dibattito sulla sua presunta vicinanza al fascismo. Ma è solo dalla lettura di queste carte restituite ai lettori, per la prima volta insieme, che può emergere la complessità della figura intellettuale e umana di uno dei più grandi autori italiani del Novecento.
  2. Quaderno di compiti per le vacanze per adulti di D. Lopez Valle e C. Fortunez.  Rinfrescante come il Cornetto o una birra gelata. Puntuale come una coda sull'A4 o il panino all'Autogrill. Immancabile come una hit della Bertè o le repliche in tv. Come un tramonto, una risata, la sabbia sotto i piedi, il sole sulla pelle, il Quaderno Blackie, al secondo volume, è il primo quaderno di compiti delle vacanze per adulti. Si tratta di esercizi per detossinare la mente e riforestare il cervello. Per imparare divertendosi e divertirsi imparando. 150 esercizi; 120 ore di divertimento; Istruzioni per l'uso: 1. spegni il cellulare; 2. prendi una matita; 3. esercita la mente!

Non ci resta che augurarvi un buon divertimento e buona estate!
La redazione di Gessetti

Foto di Krisjanis Mezulis on Unsplash

“Non so mai molto bene dove una strada mi porterà né se mi porterà da qualche parte. In compenso, so con certezza da che cosa mi distoglierà: da un assopimento che non è una forma di saggezza, dalla rassegnazione, dal ripiegamento su di me”

Nel suo saggio dal titolo vacanziero "Passeggiate", il filosofo e antropologo Pierre Sansot affronta per noi caratteristiche e benefici di ogni ‘cammino lento’ (“Sul buon uso della lentezza” è infatti un altro dei suoi volumi). Già semplicemente scorrendo l’indice dei capitoli, sentiamo nascere il desiderio di infilare un paio di scarpe comode, di armarci di una mappa e di chiudere la porta di casa alle nostre spalle. Direzione? Ma è vero che la direzione è il metodo stesso del camminare, se ‘retta via’ è l’etimologia del termine ‘metodo’? Eppure… ben diverso è il nostro sguardo quando ci spostiamo in autostrada oppure in un sentiero di montagna; bighellonare lentamente a volte dà una soddisfazione molto maggiore che non raggiungere il traguardo nel minor tempo possibile; ‘andare alla deriva’ e poi ritrovarsi è esperienza di ogni nostro passato.
Nelle parole di Sansot - perfettamente adatte a questi mesi caldi e lenti - sento una lontana eco di quel Montale che ammoniva a non far coincidere l’esperienza del viaggio con la preparazione di esso, che invitava a tenere aperto il cuore alla categoria dell’imprevisto. Indugiare nell’osservazione di una pianta che spunta lungo il sentiero, svoltare nella strada senza uscita perché quell’edificio che scorgiamo lontano sembra interessante, fermarsi a parlare con la donna che intesse canestri sull’uscio di casa.
E mi dico che i miei studenti in aula mi riservano le stesse sorprese di un paesaggio, di una realtà che incontro per la prima (o per la millesima) volta. Preparo la lezione, so bene quale competenza voglio far sviluppare, tutto è pronto e allestito. E poi… una domanda, uno sguardo interrogativo o accigliato, un dettaglio di conoscenza che non credevo importasse e che nemmeno racconterò… E la mappa si piega e ripone nello zaino. Perché ciò che conta è raggiungere l’edificio in fondo alla strada senza uscita.

Simona Butò
@epea.pteroenta

Abbiamo pensato al nome Gessetti perchè ci è sembrato l'oggetto più adatto a rappresentare i molteplici colori che compongono la realtà della scuola. La scuola che ci piace è infatti variopinta come la vita. Anzi, a scuola c'è vita: ci sono soffitti di domande, risate e anche sogni. Ci sono pareti tappezzate di confronto, incontri e, a volte, delusioni. Ci sono lavagne di cose nuove da imparare e di abitudini da reinventare.
Ci accomuna l'amore per la scuola come luogo di scoperta e di apprendimento, di crescita e di civiltà per tutti.
Puoi aiutarci contribuendo con le tue riflessioni, le tue esperienze didattiche, o segnalandoci link e cose interessanti e multicolori (puoi mandarci tutto qui o tramite canali social) oppure facendo conoscere Gessetti ai tuoi colleghi per ampliare il confronto e la condivisione.

info@gessettinews.it


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