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Shiatsu & Zen

per la vita che scegli

Collaborare, e farlo bene

Scritto da Monja Da Riva il 09/04/18

Shiatsu & Zen - per la vita che scegli

L’arte della spiritualità: un evento che mi ha fatto capire come lavorare bene con un’altra persona

confronto, cura, collaborazione, tempo, saper dire no

Domenica ho parlato di spiritualità e scienza in uno degli intrecci della Trama Lucente: una serie di eventi organizzati da Maria Coviello. Ti voglio parlare della nostra collaborazione, perché ha funzionato davvero bene, e mi ha fatto imparare diverse cose su quello che serve per far funzionare un rapporto lavorativo a due.

L’evento in breve

La struttura degli incontri che fanno parte de La Trama Lucente è sempre la stessa: inizia l’esperta della materia, conduce il suo intervento per circa un’ora, poi c’è la pausa per il tè scelto appositamente da Maggi Careddu (sì, la Maggi che ha curato la rubrica Non solo Tisane nel mio blog) e infine ci sono tre ore di espressione creativa, con il supporto di Maria.
Gli interventi delle esperte servono da ispirazione e suggestione per le tre ore di espressività che seguono.
Per l’arte della spiritualità Maria ha scelto me, e io mi sono sentita molto onorata.

Questo lavoro mi ha insegnato molto su come collaborare con un’altra persona. In sintesi direi che l’evento ha funzionato perché:

  • Maria ed io abbiamo imparato a confrontarci senza paura su ogni questione che poteva sorgere e cercavamo delle soluzioni insieme
  • Tutto è stato preparato con cura e professionalità, e il più possibile con anticipo
  • Poco è stato lasciato al caso. Gli imprevisti ci sono sempre, ma sono per definizione imprevedibili, il resto va organizzato

Ed ecco nei dettagli quali sono secondo me i motivi per cui ho lavorato bene e l’evento è riuscito come volevamo.

Ho avuto tempo

Maria mi ha proposto di partecipare come esperta a settembre 2017, se non sbaglio. Mi ha mandato un messaggio Sei libera il 25 marzo? Io ho riso, poi le ho risposto che ancora non avevo comprato l’agenda, ma mi pareva di sì.

Ho cominciato a pensare all’evento da allora. Certo non ci pensavo tutti i giorni, ma raccoglievo idee, stimoli, tenevo le antenne alzate sull’argomento. Studiavo.

Non dico che serva un anno per prepararsi ad ogni evento, ma prima di accettare è fondamentale accertarsi di avere il tempo per poterlo fare con la calma che serve.

Maria è affidabile perché a volte dice no

In un contesto di lavoro tra pari è fondamentale essere sicuri che chi dice che fa una cosa poi alla fine la farà davvero
Di Maria mi potevo fidare ciecamente, e sai com’è successo che ho iniziato a farlo? Una volta mi ha detto che no, quella cosa (che in questo momento non mi ricordo nemmeno cosa fosse) non aveva proprio il tempo di farla lei. 

Una persona è affidabile quando si prende in carico solamente i lavori che sa di poter portare a termine.

Abbiamo lavorato a stretto contatto

Sia Maria che io siamo abituate a lavorare da sole, quindi abbiamo fatto un piccolo sforzo per imparare a lavorare insieme. Abbiamo iniziato a chiederci pareri e confrontarci. Ognuna di noi si è sentita libera di essere sincera con l’altra, sapendo che la sua opinione sarebbe stata presa in considerazione.

Nessuna delle due si è sentita meno competente dell’altra nel momento in cui chiedeva un parere.

Ognuna aveva chiara la sua parte di lavoro

Ho potuto dedicarmi con serenità a preparare il mio intervento, e così sono riuscita a realizzare l’idea che avevo in testa, integrando al mio due contributi (uno in video e uno scritto) di due professionisti che ho la fortuna di avere come amici: Daniela Paolotti (fisica e leader di un progetto di ricerca per la Fondazione ISI di Torino) e Branden Fitelson (professore di Filosofia alla Northeastern University di Boston), che sono stati così gentili e generosi da prepararli proprio per noi. 
Ho avuto il tempo e l’autonomia per decidere come strutturare il mio intervento, preparando la parte pratica iniziale, la parte di coinvolgimento del gruppo e la chiusura, con una breve citazione da un libro appropriato al tema.
Ho potuto discutere con Maria dell’opportunità o meno di “sforare” nel suo spazio con una meditazione guidata, e questo è stato possibile proprio perché entrambe siamo autonome e competenti e lei non ha sentito la mia come un’ingerenza nel suo lavoro.

Sapevamo cosa volevamo fare, dove volevamo arrivare e abbiamo cercato la strada migliore per farlo: prima individualmente e poi insieme.

Credevamo molto nel progetto e nella sua utilità

Questo lo metto in fondo, perché crederci è fondamentale, ma se manca il resto non è assolutamente sufficiente perché riesca.
Collaborare con altre persone non è semplice, soprattutto se si è abituati a fare da soli, e questo è valido nel lavoro come nella vita familiare.

A volte si devono accettare dei compromessi, e per farlo prima bisogna sapere bene con chi si sta lavorando, dove si vuole arrivare e cosa si è in grado di fare, altrimenti il rischio è quello di sobbarcarsi troppo lavoro oppure di trovarsi a investire tempo ed energie in un progetto che a forza di compromessi cambia il suo senso profondo, e diventa un’altra cosa che può anche non piacerci.

Credere nel progetto ci è servito per sapere come pubblicizzarlo, cosa raccontare e perché fosse più semplice per noi parlarne. Eravamo convinte che fosse interessante, e così ci veniva naturale presentarlo.


E infatti lavoreremo ancora insieme

Quando una collaborazione funziona viene naturale continuare a mantenerla, così io e Maria abbiamo preparato un seminario residenziale per chi vuole trovare l’ispirazione con l’aiuto della quiete, la meditazione, il self shiatsu e l’espressione artistica, con il mio e il suo supporto costante.

La Traccia e l’Essenza, un piccolo gruppo, tre giorni nella natura.

La Traccia e l’Essenza

Meditazione ed espressione artistica nella quiete della natura
Un seminario residenziale per trovare l’ispirazione
Casale Pundarika, dal 27 al 29 agosto

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Esprimersi, per conoscersi

Scritto da Monja Da Riva il 09/04/18

Shiatsu & Zen - per la vita che scegli

Quando esprimiamo all'esterno qualcosa che ci rappresenta davvero, facciamo un passo in avanti anche verso la conoscenza di noi stessi.

Cercarsi e trovarsi, riconoscersi

Sono termini che spesso usiamo per parlare della Persona, quella con cui i protagonisti delle favole passeranno felicemente tutta la loro vita.

La Persona con cui passeremo sicuramente tutta la nostra vita siamo prima di tutto noi stessi.

E se noi mettessimo lo stesso impegno che dedichiamo alla ricerca di qualcun altro alla ricerca di noi stessi? Non è bellissimo pensare che possiamo cercare e trovare noi stessi?

Ci vuole tempo

Ci vuole tanto tempo. Ci vogliono anche prove ed errori. Ci vuole la paura e ci vuole il coraggio di aprire delle porte e guardare il sole, fare un passo fuori e guardare se c'è il lupo e in caso dov'è, come dice una mia saggia cliente.

È più facile cercare l'altro che se stessi, perché?

Forse perché quando cerchiamo qualcun altro abbiamo in mente cosa vogliamo, invece quando cerchiamo di capire chi siamo no, non sappiamo cosa troveremo. E abbiamo paura.

Se quello che troviamo non ci piace come faremo?

Vorrei essere più intelligente. Vorrei essere più sicura di me. Vorrei avere il senso dell'orientamento.

Certi tratti di noi stessi non si cambieranno – il senso dell'orientamento, per esempio, non ce l'avrò mai – certi altri sì, certi altri possiamo accettarli (non nel senso del boscaiolo) e farci pace. Però ecco: se non li scopriamo e li guardiamo in faccia non riusciremo mai a capire cosa possiamo farci, e resterà la paura di non sapere dov'è il lupo, quella paura che ci impedisce di uscire nel bosco e di vedere che è primavera.

Per iniziare questa esplorazione non siamo obbligati ad aprire la porta e correre fuori come dei pazzi sconsiderati, affrontando di petto qualsiasi scoperta facciamo. Possiamo premunirci, magari chiedere a qualcuno di accompagnarci tenendoci per mano. Ci sono gli esploratori professionisti di primo livello, diciamo, e poi ci sono anche gli speleologi.
Per farti un esempio più concreto: ci sono i counsellor e ci sono gli psicologi e gli psicoterapeuti. Puoi iniziare con uno e ad un certo punto andare più in profondità, e proseguire con l'altro.

Sperimentare l'espressione di sé è un modo per conoscersi

Dare una forma visibile esternamente a noi a ciò che sentiamo dentro è un mezzo per esplorare noi stessi.

Io, per esempio, mi sono colorata i capelli di blu-verde, e quando passo davanti allo specchio mi riconosco immediatamente. Lo sento mio, sento che mi rappresenta. 

In un cammino verso la ricerca di sé si cerca il tempo per il silenzio, l'ascolto, per entrarsi dentro e osservarsi.
Da questa osservazione di sé emergono immagini, suggestioni, pensieri, idee: riuscire ad esprimerle è un modo per vederle più chiaramente, e quindi fare un passo avanti nella conoscenza di noi stessi. Se ci limitiamo alla contemplazione rischiamo di lasciare un lavoro incompiuto, come se aprissimo una porta e non ci passassimo attraverso.

Noi esseri umani quasi sempre abbiamo bisogno di elaborare ed esprimere le nostre scoperte per poterle interiorizzare davvero.

Disegnare, scrivere, lasciare delle tracce senza nessuno che giudica la bellezza della nostra opera è un modo per dare voce ad una parte di noi, e poterci osservare con più obiettività, come se potessimo vederci da fuori.

Un disegno, un taglio di capelli, un foglio colorato. Una gonna di forma diversa dalle solite, un cappello. Un passo di danza, un sorriso, una parola in più o una in meno. Sono tutti modi di esprimere il nostro sé al di fuori di noi, che possiamo utilizzare anche per sperimentare come ci sentiamo, per capire se stiamo bene e se quello che c'è fuori rappresenta bene quello che è dentro.

Fare dei piccoli cambiamenti ci serve per prendere le misure e capire se la direzione che abbiamo preso è quella che sentiamo davvero nostra. Esprimiamo esternamente il cambiamento, lo osserviamo e decidiamo se siamo davvero noi.

Io e Maria Coviello abbiamo una proposta per iniziare o continuare questo cammino: associare la meditazione e l'ascolto del corpo fatti con me, shiatsuka e counsellor, all'espressione di sé tramite l'arte con il suo supporto di illustratrice, insegnante di disegno e arteterapeuta.

Abbiamo creato La Traccia e l'Essenza, un seminario residenziale di tre giorni a fine agosto, adatto a tutti, anche a chi non sa disegnare e non sa meditare.

I posti rimasti sono pochi, guarda tutti i dettagli e se vuoi chiedimi informazioni dalla pagina dedicata.

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